ANTONIO NONIS CAPITANO DELLA CAVESE E MAESTRO DI VITA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO 2 Il comm Marcantonio Ferro (4° in piedi da dx ) presidente della cavese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO 4 U.S. Cavese 1952 Nonis è in alto a dx

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO 6 U.S. Cavese 1953 Nonis è il primo in alto a dx

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO 9 Cisco Ramon Lojacono

 

 

 

 

 

 

Foto 10 Nonis allenatore giocatore dell'Alba Cavese 1956

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO 13 La nostra visita a Nonisi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raffaele Senatore

(Le foto e le notizie sono state tratte dal libro “U.S. cavese 90 anni di passione bleu foncé” da me pubblicato nel dicembre del 2000.

Approfitto di questa occasione per invitare i lettori e gli appassionati a diffidare da chi ha saccheggiato questa opera, copiando interi passi e molte fotografie senza citare la fonte )

Cava de' Tirreni, 26 gennaio 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nei giorni scorsi, io ed altri amici, accomunati dall'amore per la nostra città ed in più anche dalla grande passione sportiva per la Cavese , abbiamo compiuto un meraviglioso pellegrinaggio di affettuosa riconoscenza all'indirizzo di un monumento vivente dello sport cavese. Siamo andati a trascorrere alcune ore insieme con Antonio Nonis, un goriziano Trapiantato a Cava de' Tirreni da ben 55 anni.
Nonis era un giovane calciatore goriziano di Pieris, un paese a due passi dall'Isonzo, oggi facente parte con altri piccoli centri del Comune di San Canzian d'Isonzo. Si fa fatica a ricercare sulle cartine geografiche quei luoghi, la maggior parte degli atlanti non li riportano. Per farsi un'idea immediata di dove essi sorgano basta localizzare, anche mentalmente, l'aeroporto di Ronchi dei Legionari, che è poco distante da Pieris. Fino al 1915 quei territori a ridosso del confine orientale dell'Italia fecero parte dell'Impero austriaco. Solo l'esito positivo della Grande Guerra restituì all'Italia quei territori che, successivamente, fino al 1947 appartennero alla provincia di Trieste. Antonio Nonis nacque a Pieris sul finire del 1921 e da giovane incominciò a giocare a calcio nella squadra del Turriaco, un paese del goriziano. Di lì passò ad una squadra minore di Trieste, poi alla squadra dei Cantieri Navali di Monfalcone, donde, subito dopo la fine della guerra degli Anni Quaranta, spiccò un grande salto che gli fece percorrere tutto lo stivale italiano fino a portarlo a giocare in Serie B con il Lecce. Dal Lecce passò all'Arsenal Taranto, allora una delle più forti squadre della serie B; poi dai rossoblù dei due mari si trasferì al Prato, dove, finalmente, lo pescò la Salernitana , neopromossa in Serie A grazie alle precoci invenzioni tattiche di un certo Gipo Viani, che lo ingaggiò per la stratosferica somma di sette milioni di lire.
Nell'estate del 1951 don Ciccio Casaburi (FOTO 1), il mitico general manager della Cavese di quegli anni di resurrezione calcistica, seguiti alla cancellazione del Campo sportivo “Franco Palmentieri”, che costò la Serie C alla Cavese, dette mano alla costruzione di uno squadrone. Da qualche anno era diventato presidente della Salernitana l'industriale cavese Marcantonio Ferro (FOTO 2), proprietario di uno fra i più rinomati Pastifici-Molini della Campania, che sorgeva dove adesso c'è il Parco Beethoven,

Perciò fu subito ingaggiato un grande allenatore, forse il più grande allenatore cavese di tutti i tempi, Vittorio Mosele, che in precedenza da calciatore era stato un ottimo portiere prima del Napoli e poi della stessa Salernitana. Il secondo grande colpo di mercato del duo Volzone-Casaburi fu Antonio Nonis (FOTO 3), allora non ancora trentenne. Nel disegno tattico di Mosele, Casaburi e Volzone il possente mediano metodista goriziano avrebbe dovuto essere il perno della squadra, il cardine sul quale far girare tutto l'impianto di gioco, il trascinatore, l'esempio e l'allenatore in campo. Nonis oppose non poche resistenze ad accettare il trasferimento, che era anche un declassamento, anche perché nel frattempo aveva ricevuto una irrinunciabile offerta di lavoro dalla Saici Tor Viscosa, una squadra aziendale di calcio veneta, che gli offriva un posto sicuro di lavoro in fabbrica in cambio dei suoi servigi di calciatore.

A difendere i pali fu chiamato Mimì Scannapieco un funambolico portiere, capace di ipnotizzare gli attaccanti avversari non solo con la sua bravura tecnica, ma anche con una dialettica guascone e scugnizza, capace di “promettere” ed a volte anche “dare” a chi non voleva accettare le ferre regole di comportamento in campo imposte anche agli avversari dal pipelet bleu foncé . La coppia di terzini fu formata dal giovanissimo Mario Feliciello, l'anno prima cresciuto all'ombra dell'ex difensore romanista Gianni, e dal riconfermato Passacantilli. A fianco ai due mediani Lo Presti e Quaglieri fu innestato l'esperto ed aitante Antonio Nonis, immediatamente investito dell'autorità e dei gradi di capitano. L'attacco fu ridisegnato quasi interamente, visto che del quintetto dell'anno precedente fu riconfermato il solo delizioso ed ispirato interno destro Stornaiuolo, destinato in seguito a palcoscenici di maggior prestigio che lo portarono immediatamente dopo l'esperienza cavese al Foggia Incedit in Serie B. Furono acquistati Mimì Santoni, detto “rucchiello”, velocissima ed incontenibile ala destra di origini fiorentine, capace di fare ammattire qualsiasi difensore con le sue irrefrenabili fughe, i dribbling stretti ed irridenti e le potenti bordate a rete; al centro dell'attacco fu innescato il veneziano e rosso Willicich, un centravanti che era un ariete e che fuori dal campo mieteva cuori femminili a più non posso; il ruolo di mezzala sinistra e numero 10, il classico numero immortalato dal compianto Valentino Mazzola, fu assegnato ad un forlivese, Zattoni, che aveva una potenza di calcio spaventosa, buon erede del leggendario Virginio Levratto (FOTO 7), la potente ala sinistra della Nazionale italiana di Vittorio Pozzo, che aveva concluso la sua gloriosa carriera con la maglia della Cavese, che aveva per la prima volta portato in Serie C a conclusione della stagione calcistica 1939-40. Ala sinistra di quella Cavese delle meraviglie, la prima Cavese di Capitan Nonis, fu Gullo (FOTO 4), un siciliano pescato nella Paolana, un mancino che, sebbene siculo, era dotato di una calma e di un controllo dei nervi eccezionali. Era il rigorista della squadra e non ricordo che sbagliò mai un calcio di rigore. Di quella Cavese faceva parte anche un diciottenne profugo istriano, Rino Santin, che dalla Cavese partì per percorrere una strepitosa carriera prima di calciatore e poi di allenatore; l'allenatore che condusse per mano la Cavese fino alle porte del Paradiso del calcio italiano, addirittura andando a violare il terreno dello Stadio Meazza o San Siro che dir si voglia, il giorno in cui, era il 7 novembre 1982, la Cavese , allenata e guidata da Rino Santin, battè il grande Milan di Beppe Baresi, Evani, Jordan, Battistini, Tassotti, Damiani… 2-1 fu il risultato finale di una vittoria che esaltò finanche l'allora Direttore della Gazzetta dello Sport, il cavese Gino Palumbo, la vittoria strepitosa ed inattesa che suggerì a Gianni Brera di ribattezzare la squadra di Rino Santin “Real Cavese” (FOTO 8).

La Cavese del 1951, quella di Antonio Nonis stravinse il Campionato di Promozione in questo modo: giocò 34 partite, ne vinse 24, ne pareggiò 7 e fu sconfitta solo 3 volte. Raccolse 55 punti su 68, segnò una caterva di goal, ben 91…( FOTO 5 e 6))

Una intempestiva riforma dei campionati, intervenuta durante la stagione negò alla Cavese l'accesso alla Serie C che aveva conquistato sul campo. Fu allora che venne istituito il Campionato di IV Serie, subito dopo la A , la B e la C e la Cavese fu ammessa a quella quarta categoria di campionato, dalla quale si sarebbe affrancata solo il 22 maggio del 1977 quando Cisco Ramon Lojacono (FOTO 9), il compianto allenatore italo-argentino avrebbe guidato la Pro Cavese verso la Serie C , a capo di uno strepitoso campionato, durante il quale gli aquilotti furono sconfitti solo a Martina Franca ed a Castellammare di Stabia.

Io smisi di fumare in tronco. Ricordo che dopo un allenamento effettuato al vecchio campo sportivo (FOTO 12) gettai un pacchetto di Giubek appena aperto nel Torrente Cannamozza, quello all'Epitaffio, in via Mazzini. Fu da allora che non presi più l'abitudine di fumare e bere alcolici. Una sana abitudine che non poco mi è valsa con l'avanzare dell'età e dei problemi di salute.

Non sono diventato un calciatore professionista, sicuramente perché non ne avevo le doti, ma ho conservato per tutta la vita le sane abitudine che Nonis un giorno lontanissimo di tanti anni fa paternamente mi suggerì.

Qualche giorno fa siamo saliti sino al Contrapone Rino Santin, Eligio Saturnino, Lucio Pellegrino ed io (FOTO 15, 16 e 17). Antonio Nonis, come vecchia ma solida quercia al vento, ci ha accolto con un largo e sincero sorriso. Le sue manone ci hanno abbracciato con tanto trasporto. Siamo stati bene insieme con lui, rievocando i tempi in cui fu prima “Capitano” e poi “Maestro”, cioè Allenatore, della Cavese.

Della Cavese Nonis ci ha detto : “Non vengo a vederla allo Stadio ma la seguo sempre. Non vengo alla Stadio perché se dovessi sentire qualche solone sparlare dei calciatori che vestono la mia amata maglia blù foncé non so come reagirei…”.

Ma alla fine del bellissimo incontro alle nostre pressioni ha dato una risposta: “Verrò ad applaudire questa bella Cavese per sentirmi ancora più vicino di quanto non lo sia già e per accompagnare l'allenatore, la squadra ed i dirigenti verso quella Serie C1 che Cava de' Tirreni merita.”

Parola di Capitano e di vecchio Cuore Cavese!

FOTO 1 U.S. Cavese nel 1949. Primo in alto a dx don Ciccio Casaburi
FOTO 3 U.S. Cavese 1951 Nonis è in alto a dx
FOTO 5 U.S. Cavese 1952 Nonis è il terzo a sx in piedi
FOTO 7 Virginio Levratto giocatore e allenatore della Cavese nel 1939-40
FOTO 8 L'eroico 11 vincitore a San Siro
Foto 11 Nonis allenatore della Fiamma
E poiché Antonio Nonis aveva anche deciso di sposare la donna della sua vita, una coetanea del suo paese, che ancora oggi gli è compagna fedele ed affettuosa, la proposta di Volzone fu immediatamente respinta al mittente. Ma la tenacia e l'abilità di fine diplomatico di don Ciccio Casaburi, al quale dettero man forte sia l'ingegnere Vittorio Casillo, vecchio calciatore e dirigente della Cavese che l'avvocato Mario Parrilli, grande amico di Volzone, alla fine ebbe la meglio ed Antonio Nonis fu il primo prezioso tassello di un meraviglioso mosaico della nuova squadra, probabilmente la più forte di tutti i tempi in proporzione al valore dei giocatori e del livello del calcio di allora.
Chi è Antonio Nonis, oggi più che ottuagenario, lo sanno in tanti, soprattutto i cavesi della mia generazione, ma non tutti, specialmente i più giovani nostri concittadini. Perciò ho pensato fosse opportuno illustrare la figura, i trascorsi ed i meriti di questo grande maestro di vita e di sport ai più giovani cavesi, affinché di Nonis siano tramandate le virtù e ne resti intatto il ricordo negli anni a venire.
un'industria florida che dava da mangiare a numerose famiglie di Cava de' Tirreni. Don Ciccio Casaburi per dotare la “sua” Cavese di un Presidente ricco di notevoli mezzi finanziari, incominciò a circuire ed a blandire il commendatore Palmiro Volzone, imprenditore salernitano, proprietario, fra l'altro, di numerose sale cinematografiche della provincia, che, prima di Ferro era stato a capo della società calcistica salernitana. Volzone frequentava il Circolo del Tennis, ricercato e raffinato club esclusivo del tempo, e don Ciccio Casaburi lì riuscì a convincere Volzone, il quale cedette alle lusinghe del segretario-factotum della Cavese e si mise di buzzo buono a costruire uno squadrone, che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto immediatamente vincere il campionato di Promozione e ritornare in Serie C, campionato dal quale mancava dal 1943. In quel progetto non era estranea la volontà di riscattarsi agli occhi di quei salernitani, suoi concittadini, che gli avevano preferito il cavese Marcantonio Ferro nella conduzione presidenziale della Salernitana.

Antonio Nonis da quel lontano 1951 non avrebbe mai più lasciato Cava de' Tirreni, città della quale è cittadino eccellente e nella quale si è definitivamente stabilito con la sua famiglia, che oggi conta anche numerosi ed affermati nipoti.

Nonis rimase in campo, prima da calciatore, poi da allenatore (FOTO 10, 11 ), per circa venti anni fino alle soglie degli Anni Settanta. Tante generazioni di cavesi sono state da lui allevate. E' stato un grande ed ascoltato maestro di sport, ma soprattutto di vita. Valga un esempio molto semplice a dare un'idea dei suoi insegnamenti ispirati al buon senso ed al culto dei valori tradizionali delle famiglie contadine ed operaie di una volta.

Io avevo 14 anni quando mi trovai per la prima volta al suo cospetto, lui allenatore, io giovanissimo calciatore animato da sogni di grandezza. Fu lui che m'impose perentoriamente di smettere di fumare, di eliminare le bevande alcoliche e di limitare il caffé ad una sola tazza al giorno, possibilmente di pomeriggio. Io avevo preso da poco a fumare di nascosto le Giubek col filtro; me le avevano consigliate i miei compagni di scuola media più grandicelli di me. Nonis, rivolto a me ed ai miei compagni di squadra dei pulcini della Cavese disse:”Se volete avere qualche probabilità in più di riuscire come calciatori vi consiglio di non fumare, non bere e prendere poco caffè”. Ci disse anche dell'altro, per la verità…, ma come fare a soffocare le prime, naturali ed innocenti pulsioni sessuali?

Ma furono soprattutto il rispetto per la persona e l'osservanza delle regole di vita, norme comportamentali che Nonis osservava rigorosamente, ad essere esemplarmente insegnate da lui. Dalla sua bocca, anche nei momenti di maggiore tensione, io non colsi mai una bestemmia, un'imprecazione. Mai un incitamento a colpire l'avversario, mai l'indicazione di ingannare l'arbitro. Queste erano le regole di un decalogo non scritto, ma fedelmente riportate ed insegnate da Nonis. Quando mi laureai improvvisamente e sorprendentemente mi sentii rivolgere il “voi” dal mio vecchio maestro! Fino ad allora mi aveva chiamato per nome dandomi ovviamente il “tu”, da quel giorno, forse per un rispetto assolutamente non dovuto, continua a rivolgersi a me con il pronome della deferenza, la stessa che io doverosamente e con tanto affetto gli porto, insieme a tanta riconoscenza, da oltre 50 anni.

Gli devo molto e riconoscerglielo è per me una grande soddisfazione, perché è la prova provata che lo sport, quello dalla mia generazione praticato con spirito di sacrificio e per puro dilettantismo, ha concorso in maniera determinante a forgiare le coscienze ed il carattere di tanti cittadini.

FOTO 12 Il nostro vecchio campo Mazzini
Foto 14 Nonis oggi